"Il Padrino", di Mario Puzo (7.5)
"Off Season", di Jack Ketchum (6)
"L'ultima caccia", di Joe R. Lansdale (6.5)
"Dove il sole non sorge mai", di Giorgio Scerbanenco (6+)
"Jack lo squartatore", di Robert Bloch (5)
Una canzone di Natale che le prenda la pelle E come tetto solo un cielo di stelle; abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo: Che la piantasse un po’ di andarsene in giro La voglio come Biancaneve coi sette nani, noiosa come una canzone degli “Intillimani”
Voglio una donna “donna”, donna “donna” donna con la gonna, gonna gonna Voglio una donna donna donna donna donna con la gonna gonna gonna
Prendila te quella col cervello, che s’innamori di te quella che fa carriera, quella col pisello e la bandiera nera la cantatrice calva e la barricadera che non c’è mai la sera…
Non dico tutte: me ne basterebbe solo una, tanti auguri alle altre di più fortuna Voglio una donna, mi basta che non legga Freud, dammi una donna così che l’assicuro ai “Lloyd” preghierina preghierina fammela trovare, Madonnina Madonnina non mi abbandonare;
Voglio una donna “Donna” donna “donna” donna con la gonna gonna gonna voglio una donna “donna” donna donna donna con la gonna gonna gonna
Prendila te la signorina Rambo che s’innamori di te ’sta specie di canguro che fa l’amore a tempo che fa la corsa all’oro veloce come il lampo tenera come un muro padrona del futuro….
Prendila te quella che fa il “Leasing” che s’innamori di te la Capitana Nemo, quella che va al “Briefing” perché lei è del ramo, e viene via dal Meeting stronza come un uomo sola come un uomo.
Roberto Vecchioni: “Voglio una donna” (1998).
Pensate sia un discorso maschilista? Non me ne frega un cazzo…
Quant’è difficile dimostrare fedeltà alla propria squadra del cuore…
Secondo quanto riporta la United Press, un giovane tifoso argentino ha fatto causa all’uomo che gli avrebbe dovuto tatuare sulla schiena il logo del Boca Junior ma che non ha svolto il suo lavoro alla perfezione.
A quanto pare, infatti, il tatuatore era un tifoso del River Plate – storico rivale del Boca – e ha così deciso di giocare un piccolo (?) scherzo al cliente. Quando il ragazzo è tornato a casa per mostrare con fierezza il tatuaggio ai propri genitori, ha infatti scoperto che l’uomo gli aveva tatuato sulla schiena un uccello. Di quelli che non volano…
Esiste una barzelletta che tutti i comici degli Stati Uniti conoscono, ma non raccontano mai. E’ la barzelletta più oscena e disgustosa che sia mai stata inventata: ogni tipo di perversione vi possa venire in mente, c’è.
Ma in realtà “The Aristocrats” non è altro che un canovaccio, in cui l’inizio e la fine sono fissi ma tutto quanto sta in mezzo dipende esclusivamente dalla fantasia malata del comico che la racconta. Anche la composizione della famiglia protagonista è variabile, alle volte a far da corollario c’è pure il cane di famiglia…
La cosa bella è che la barzelletta non fa ridere neanche di striscio…
Il regista Paul Provenza ha realizzato un paio d’anni fa un documentario, “The Aristocrats” appunto, in cui una marea infinita di comici made in USA raccontano la loro versione della barzelletta: 89 minuti con la stessa disgustosa barzelletta ripetura in mille modi diversi…
Quello qui sotto è il momento più divertente del film, quello in cui uno straordinario Gilbert Gottfried racconta la sua versione della barzelletta ad una festa in onore di Hugh Hefner, quel sant’uomo che ha creato “Playboy“. Ovviamente, per apprezzare lo spettacolo bisogna avere un’ottima conoscenza dell’inglese d’America…
Sarà forse un caso che il Newcastle abbia la maglia a striscie verticali bianco-nere, fatto sta che nella partita di ieri pomeriggio la squadra di Glenn Roeder era sotto 2-0 in casa contro gli Hammers, quando ha segnato il gol che ha riaperto la gara a pochi miuti dall’intervallo. Gol scandalosamente in fuori gioco. Questo ha dato ai Magpies la forza di iniziare la ripresa all’attacco, pareggiando su rigore. Ma non contento, Urriah “Muppet Show” Rennie ha anche annullato per fallo inesistente il gol del 3-2 del West Ham.
Per celebrare cotanta ruberia, riporto qui sotto una squallida barzelletta inglese che in origine vedeva protagonista un uomo di Liverpool ma che si adatta benissimo anche a quelli del nord.
In fondo ad un bar quasi deserto, sta seduto un tizio grande e grosso – almeno 2 metri per 130 chili – con indosso una maglia del Newcastle e con un boccale di birra in mano. Un piccolo ometto ben vestito gli si siede accanto, anche’gli con la sua birra in mano, e gli rivolge la parola. E’ ovvio a chiunque li stia guardando come il piccoletto sia gay, ed è abbastanza chiaro che sta cercando un modo per rendere evidente l’interesse che prova per l’altro. Dopo tre o quattro birre, l’omosessuale trova finalmente il coraggio di essere esplicito e si avvicina all’altro uomo. “Senti, ti va un lavoretto di bocca?” Sentendo questo, il Magpie scatta in piedi con la rabbia negli occhi e gli rifila un cartone in piena faccia, lo afferra per i capelli e gli schianta la testa contro il tavolo, poi lo fa letteralmente volare verso la porta del bar, continuando a pestarlo con calci e pugni fino a trascinarlo nel parcheggio del locale e lasciarlo lì a terra, coperto di sangue e con almeno metà dei denti mancanti.
Incazzato nero, l’uomo del Tyneside rientra nel bar e si rende conto con stizza di aver rovesciato a terra quel che gli restava della sua birra. Cammina allora fino al bancone per ordinarne un’altra, ma il barista non può non chiedergli spiegazioni per quanto ha appena visto. “Mio Dio, non ti ho mai visto così incazzato… Ma cosa diavolo voleva, quello?” Ancora arrabbiato, il gigante lo guarda in silenzio per un secondo prima di rispondere. “Che cazzo… quel figlio di puttana mi ha chiesto se volevo un lavoro…”
Nella notte italiana tra il 15 e il 16 gennaio, la Hollywood Foreign Press Association ha assegnato per la 64a volta i Golden Globes in una cerimonia tenutasi presso il Beverly Hilton Hotel di Los Angeles.
Tra gli altri, è stato premiato Sacha Baron Cohen come miglior attore in un film comico grazie alla sua interpretazione in “Borat“.
Ma è stato premiato anche Hugh Laurie(per la seconda volta consecutiva) come miglior attore in una serie televisiva drammatica per la sua interpretazione in “Dr. House“.
Mi compro una bambola gonfiabile perché voglio qualcosa da scoparmi senza doverci per forza parlare. Sulla scatola c’è scritto Bambola dell’amore. La porto a casa e la gonfio. E’ carina, sexy e innocente.
Me la scopo. Siedo con lei sul divano e guardo la Tv e le poso un braccio sulle spalle di plastica e mi tengo il cazzo con l’altra mano.
Me la scopo un altro po’. Al mattino la sgonfio e la ripiego e la metto in un cassetto.
Quando la sera torno a casa dal lavoro, la gonfio per bene ed è di nuovo piena e rigida. Me la porto in camera da letto e me la scopo. Guardo la Tv col braccio sulle sue spalle, una mano sul cazzo.
Le cose vanno avanti così per un po’.
Joe R. Lansdale: “La bambola gonfiabile: una favola“,
da “Maneggiare con cura” (Fanucci, 2002).