"Il Padrino", di Mario Puzo (7.5)
"Off Season", di Jack Ketchum (6)
"L'ultima caccia", di Joe R. Lansdale (6.5)
"Dove il sole non sorge mai", di Giorgio Scerbanenco (6+)
"Jack lo squartatore", di Robert Bloch (5)
Per continuare il thread aperto a metà luglio e proseguito con un secondo post a inizio settembre, ecco altri cinque videoclip esemplificativi del peggio degli Anni Ottanta. Rispetto alla cinquina precendente mancano forse i grandi nomi, ma anche questi meritano di essere rivisti per poterseli dimenticare nuovamente. Per farvi contenti, comunque, anche stavolta ho messo il botto finale.
Il termine “bobos” è stato coniato dal canadese David Brooks, giornalista del New York Times che nel 2000 ha dato alle stampe il libro “Bobos in Paradise: The New Upper Class and How They Got There“. I “bobo” del titolo sono in pratica il corrispettivo anni ‘90 degli yuppies del decennio precedente, una nuova classe media piuttosto borghese che non ha mai nulla da ridire contro chi comanda, che si professa apertissima nei confronti delle opinioni altrui, e soprattutto che spende e spande per oggetti esotici ma virtualmente inutili e che crede fortemente nella meritocrazia e nell’American Way of Life. Il termine nasce dalla contrazione dei termini “bourgeois” e “bohemian“, e secondo Brooks è perfetto per etichettare quelli che sono in pratica i figli di un ideale matrimonio tra l’idealismo liberale degli anni ‘60 e l’edonismo reaganiano degli anni ‘80. Leggi il seguito di questo post »
L’utente di YouTubeufkexistance non ha dubbi in proposito, ma per quanto meravigliosa sia questa esibizione di Mark Knopfler la storia del rock (e non solo) è piena di chitarristi straordinari. Non esiste un chitarrista migliore del mondo, così come non c’è un assolo migliore di tutti i tempi.
Anche se a guardarmi non si direbbe, c’è stato un periodo in cui crescevo a pane e Deejay Television. Fortunatamente poi sono cresciuto davvero e ho cancellato dalla mia memoria gran parte delle porcherie cui ho dovuto assistere in quel periodo. Ma con internet, nessuna pagina della nostra vita è mai realmente perduta. Neanche le più imbarazzanti. Ecco allora una breve sequenza di scandalose apparizioni televisive risalenti agli anni Ottanta, che in molti casi accompagnano delle canzoni ancor più scandalose. Attenti, però: a fine post ho inserito anche il videoclip più bello della storia della televisione.
Chi ha avuto la sfortuna di vedere il terrificante “Amazing Lives of the Fast Food Grifters” di Mamoru Oshii al Festival di Venezia 2006 e non si è addormentato prima, ha sentito il narratore dire che nella seconda metà degli anni Settanta la calata in Giappone della band statunitense dei Ventures ha rivoluzionato la musica nipponica.
I Ventures sono stati uno dei più apprezzati combo degli anni Sessanta – ossia un quartetto composto da due chitarre soliste, un basso e una batteria, senza tastiere né voce. La loro musica – a tratti commerciale, a tratti sperimentale, sempre tecnicamente eccellente – ha influenzato gente come gli Who, Gene Simmons, George Harrison, Peter Frampton, Max Weinberg, Aerosmith, Steely Dan, Eagles… Leggi il seguito di questo post »
Nel 2004 c’era stato il famoso “wardrobe malfunction” di Janet Jackson, che aveva portato la rete televisiva che ha trasmesso la partita a pagare una multa salatissima e MTV – che organizzava lo show – ad essere estromessa per sempre dal Super Bowl.
Negli anni successivi, quasi a voler prendere le distanze da quell’episodio, la NFL ha fatto esibire in sequenza ottuagenari del calibro di Paul McCartney, Rolling Stones, e quest’anno Prince.
Purtroppo per la NFL, qualcuno ha avuto da ridire sull’esibizione del genio di Minneapolis. Secondo certa gentaglia malpensante, la parte in cui Prince appariva in forma di ombra cinese aveva dei chiari richiami sessuali, ma il portavoce della lega Greg Aiello ha dichiarato che “ci vuole un grande sforzo di immaginazione per far polemica su una performance come questa. It’s a guitar…”
Una canzone di Natale che le prenda la pelle E come tetto solo un cielo di stelle; abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo: Che la piantasse un po’ di andarsene in giro La voglio come Biancaneve coi sette nani, noiosa come una canzone degli “Intillimani”
Voglio una donna “donna”, donna “donna” donna con la gonna, gonna gonna Voglio una donna donna donna donna donna con la gonna gonna gonna
Prendila te quella col cervello, che s’innamori di te quella che fa carriera, quella col pisello e la bandiera nera la cantatrice calva e la barricadera che non c’è mai la sera…
Non dico tutte: me ne basterebbe solo una, tanti auguri alle altre di più fortuna Voglio una donna, mi basta che non legga Freud, dammi una donna così che l’assicuro ai “Lloyd” preghierina preghierina fammela trovare, Madonnina Madonnina non mi abbandonare;
Voglio una donna “Donna” donna “donna” donna con la gonna gonna gonna voglio una donna “donna” donna donna donna con la gonna gonna gonna
Prendila te la signorina Rambo che s’innamori di te ’sta specie di canguro che fa l’amore a tempo che fa la corsa all’oro veloce come il lampo tenera come un muro padrona del futuro….
Prendila te quella che fa il “Leasing” che s’innamori di te la Capitana Nemo, quella che va al “Briefing” perché lei è del ramo, e viene via dal Meeting stronza come un uomo sola come un uomo.
Roberto Vecchioni: “Voglio una donna” (1998).
Pensate sia un discorso maschilista? Non me ne frega un cazzo…