Fuori dall’armadio


Sono appena tornato da Ravenna, dove sono stato impegnato come Presidente di Giuria nella sezione ‘Corto Cortissimo’ del riuscitissimo concorso “Corti da Sogni – Antonio Ricci“, e lo stress della manifestazione e del viaggio ha avuto la meglio su di me. Alla fine, dopo lunghe riflessioni, ho deciso che è venuto il momento di fare outing.

Dall’1 al 7 giugno, infatti, farò parte della giuria nella sezione cortometraggi del 21° Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture di Milano. Passerò i miei pomeriggi al Teatro Strehler di largo Greppi a guardare cortometraggi provenienti da tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dalla Norvegia al Marocco. Il livello dei corti di Ravenna era alto, speriamo che quello di Milano non sia da meno.

Oh, nel caso tu stia leggendo queste righe: mamma, non è che sono improvvisamente diventato omosessuale, eh?

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Categorie: Cinema | Tag: | 10 commenti

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10 pensieri su “Fuori dall’armadio

  1. Sebastiano

    Evita i festival di Mosca pero’.

  2. mad283

    No, no, per carità: lì fa troppo freddo…

  3. diversipercorsi

    beh speriamo che la tua presenza possa servire a scardinare una volta per tutte lo stereotipo per cui per vedere/parlare di film gay occorre essere gay.
    Un po’ come essere ebrei per giudicare Woody Allen o Mel Brooks (che fanno film molto ebrei) o essere neri per essere giurato al festival del cinema africano.
    O mi vuoi dire che per essere giurato al Festival del cinema eterosessuale (??) di Venezia devo diventare etero? ^^ un saluto

  4. mad283

    In realtà nella giuria dei corti siamo due etero e un gay. Nelle altre non saprei perché non ho ancora avuto occasione di incontrarli. Ma non è tanto la giuria quanto il pubblico: se sei etero, o sei interessato ad un film in particolare (tipo quello di Eytan Fox, che è un ottimo regista) o non vai a questo Festival, e qui mi sa che l’idea di allargare il Festival alla mondanità e alla “Queer Culture” è una scelta controproducente.

    Rispetto a film ebrei o neri, la sostanziale differenza è che quelle minoranze “proteggono” il proprio cinema (non sei nero, quindi non puoi capire Spike Lee), qui invece il soggetto filmico vorrebbe allargare l’audience ma non ci riesce. E d’altra parte, Vittorio Sgarbi non mi sembra l’assessore giusto per riuscirci…

    Il livello dei corti non mi sembra gran che. Per ora ho visto metà di quelli in concorso e la maggior parte mi sembra abbastanza inconcludente, però due o tre mi sono piacuti davvero. Per fare dei nomi: “Carne de Neon”, “Air Planes” e “Sistole/Diastole”. Però a Ravenna la qualità media era più alta. Domani (lunedì) dovrei finire la visione, vediamo poi cosa ne pensano gli altri due giurati.

  5. diversipercorsi

    ecco, il mio desiderio (utopia?) è che un film che voglia parlare di cultura gay possa interessare anche chi gay non è.
    Non c’è cosa come la conoscenza per sconfiggere luoghi comuni e ignoranza.
    Su Nocturno ho letto una recensione di Breakfast on Pluto che trasudava disprezzo da tutti i pori.
    Non era la classica stroncatura, ma è come se l’autore avesse voluto rifarsi del fatto che per vedere Neil Jordan si era beccato un film con un frocio protagonista.
    Ecco, la vera sfida, come dicono quasi tutti gli scrittori gay (è uscito un saggio che raccoglie una serie di interviste) è proprio fare cinema/letteratura gay che possa interessare anche gli etero. Non è difficile. Si può fare. ^^
    Attendiamo poi un tuo giudizio dopo la premiazione… un saluto.

  6. mad283

    Stavo giusto leggendo i commenti al tuo blog…

    Come ti ho detto quando ci siamo visti, secondo me un film ben fatto può interessare a prescindere dall’orientamento sessuale, basta non essere bigotti (che pure sono tantissimi). Prendi i film di Lifshitz (più “Quasi niente” che “Wild Side”), che sono film d’amore girati benissimo, o “Fucking Amal” o “Incrocio d’amore”… Vero che son tutti film adolescenziali, ma sono realizzati bene e secondo me riescono ad essere emozionati a prescindere. Purtroppo però sono anche film piccoli, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione italiana. Ma prendiamo anche i due film su Truman Capote, che non hanno fatto sfracelli ma secondo me al loro pubblico (etero) sono piaciuti. E’ chiaro che, essendo in un paese dove sui giornali domina il colore e lo scandalo, hanno più risalto pellicole come “Shortbus” o come i film di Larry Clark e Gregg Araki (l’unico di questi tre davvero bravo).
    Il problema di molti registi gay, poi, è che finiscono per calcare troppo la mano sull’omosessualità rispetto ai sentimenti veri e propri. E allora per forza finisci per alienarti una parte del possibile pubblico. Ma credo valga anche per gli spettatori gay: un mio amico gay di Roma odia i film troppo gay, ad esempio…

    Il tizio di quella gran rivistona che è Nocturno, probabilmente ai tempi de “La moglie del soldato” ha pensato per tutta la durata della proiezione a quanto fosse figa Jaye Davidson per poi avere un singulto quando ha visto il suo “angry inch”…

  7. mad283

    In anteprima, la giuria dei corti ha deciso di premiare il bellissimo “Le weekend” di Timothy Smith con la seguente motivazione: “Un film che sceglie di utilizzare una tecnica particolare come la soggettiva continua per raccontarci in maniera originale i complessi rapporti tra omosessuali ed eterosessuali, sfruttando la bravura dei due protagonisti per arrivare ad un finale secco e malinconico. Dopo ‘The Bigger The Better’ e ‘Attack’, una brillante conferma del talento registico del 35enne Timothy Smith.

  8. mad283

    Questi, invece, sono i miei appunti sui 25 film in concorso, in ordine di preferenza.

    1 – “Le Weekend”: girato magistralmente, storia un po’ labile ma raccontata benissimo, finale improvviso ma efficace. Fosse per me vincerebbe a mani basse.
    2 – “Sunshine”: ottimo lavoro sul sonoro, storia essenziale ma pregnante. Bella dimensione cinematografica.
    3 – “Sistole/Diastole”: molto lento ma ben scritto e ben girato. Toccante ma con finale appena discreto.
    4 – “Summer”: bella fotografia, tema delicato affrontato bene, prima parte un po’ lunga ma buona soluzione finale.
    5 – “Airplanes”: storiella poetica girata discretamente, bel finale.
    6 – “Two Nights”: brutta fotografia, buona l’idea dell’uso dello split-screen, montaggio rivedibile che cerca di correggere degli errori in fase di ripresa, ma bella storia ben narrata.
    7 – “Carne de Neon”: stile alla moda ma sceneggiatura divertente, finale affrettato.
    8 – “Outland”: pessima realizzazione tecnica ma sceneggiatura da buon film comico.
    9 – “Vgl-Hung!”: simpatico ma troppo lungo, bell’idea ma finale prevedibilissimo.
    10 – “Love Struck”: simpatico, ma realizzato non benissimo.
    11 – “Private Life”: bella fotografia, ma tutto troppo freddo. Idea carina anche se prevedibile. Brava la protagonista.
    12 – “Tears of the Goddess”: discreta realizzazione tecnica nonostante l’apparente povertà di mezzi. Lirico, ma inutile.
    13 – “Fem”: sostanzialmente una poesia illustrata, estremamente citazionista. Alla fine dei conti dice poco.
    14 – “Groucho”: brutta fotografia, personaggi antipatici ma seconda parte carina. Niente di più.
    15 – “The Piper”: stessa regista di “Private Life”, ma stavolta la regia è brutta. Cambia il direttore della fotografia ma anche questo è visivamente freddo. La Abbe sa dirigere le sue attrici, comunque.
    16 – “Dentro Roma”: realizzato dal Centro Sperimentale ma girato con una pellicola di scarsa qualità. Ritmi troppo dilatati, qualche bel momento ma situazione piuttosto inconcludente.
    17 – “Le sexe de Dominique”: bellissima l’idea, forse è troppo lungo e le voci fuori campo sono fastidiose. Finale inconcludente.
    18 – “Peking Turkey”: premessa trita, qualche bell’idea ma sostanzialmente inutile.
    19 – “The Last Visit”: idea filmica abbastanza originale, ma non dice niente.
    20 – “Guerra e Pacs”: idea simpatica ma girato male, troppo lungo.
    21 – “Coif”: brutta fotografia, inutile e pretenzioso.
    22 – “First Date”: girato in maniera mediocre, pessimo attore, inconcludente.
    23 – “Los requisitos de Nati”: il senso sarebbe? Due battute divertenti, poi il nulla.
    24 – “Dernier Mots”: inconcludente e freddo.
    25 – “Split”: pessimi dialoghi, pessimi attori, regia scolastica, storia che non arriva da nessuna parte. Insopportabile.

  9. diversipercorsi

    ho letto il tuo resoconto. grazie.
    Non capisco però cosa tu intenda per “calcare la mano sull’omosessualità rispetto ai sentimenti veri e propri”.

  10. mad283

    Intendo dire che molti registi mettono l’accento sul fatto di star raccontando, ad esempio, una storia d’amore omosessuale invece che una storia d’amore e basta. E questo finisce per infastidire gli spettatori non troppo ben disposti. E’ chiaro che non puoi girare “Breakfast on Pluto” o “Transamerica” senza caricare l’omosessualità del personaggio, ma se il regista per primo mi sottolinea il fatto di star raccontando un amore “diverso”, per me sarà sempre una storia lontana, che osservo dal di fuori.

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