Angolo cottura


Sapevo che alla fine l’avrei fatto. L’ho sempre saputo. Anche quando ho rifiutato la prima volta, sapevo che in un futuro non troppo lontano ci sarei cascato. Quando Davide Barzi mi ha inserito nella catena di Sant’Antonio dei post che illustrano l’ufficio in cui si lavora, mi sono messo subito a pensare a come rendere il mio angolo di lavoro più fotogenico, anche se all’inizio ho svicolato la gentile richiesta. Alla fine mi sono arreso all’evidenza: mi tocca. Però a voi toccano delle foto orrende… Ma comunque, essendo io ancora nel fiore degli anni, vivo in casa coi miei genitori e per diversi motivi non ho più che un angolino nella mia camera da letto, per lavorare. Tanto il lavoro vero lo faccio con la testa, e lì dentro di spazio ce n’è a volontà…

Una scrivania piuttosto affollata, posizionata ai piedi del letto proprio di fianco alla finestra.
Si può facilmente notare come io lavori con un computer portatile, compagno di cento avventure in ogni angolo d’Europa, e come sia dotato di stampante-scanner-fotocopiatrice piuttosto ingombrante ma di buona qualità. Non che mi serva poi tanto, in effetti… A parte reggere due libri dedicati a Tex e uno agli autori del fumetto bonelliano: il certosino lavoro per il “Dizionario Illustrato del Nuovo Fumetto Italiano” non mi dà tregua.
Sul piano della scrivania c’è un masterizzatore DVD esterno (il portatile è vecchiotto, ma chissene: è wireless e funziona)  su cui sono poggiati tre DVD pieni zeppi di film girati e ambientati in Costa Azzurra, che devo vedere e recensire per il Corriere (della Costa Azzurra). Tra la scrivania e il letto, una moltitudine di CD e DVD vergini pronti alla bisogna. E mentre Winamp diffonde nella stanza le note dei Louise Attaque, Dreamweaver è aperto sulla recensione del bellissimo “Paris, je t’aime“.

Da questa inutilmente elaborata inquadratura alla Tony Scott si vede in primo piano il fustone metallico del Dixan (o prodotto equivalente) che mi tengo in camera fin da quand’ero bambino e che viene utilissimo per nasconderci dentro le peggio cose. Non lo volete sapere, cosa c’è dentro: datemi retta. Le due borse poggiate sopra contengono chili di press-book portati a casa dall’ultimo Festival di Cannes. Non da me, purtroppo, perché neanche quest’anno sono riuscito ad avere l’accredito: gentile omaggio di un amico.
Appeso alla parete si vede il calendario di Norman Rockwell (9,90 Euro al Virgin Megastore di Nizza) e si notano i libri e le riviste di cinema sulla mensola sopra la scrivania. Si intravedono anche due fogli appesi alla parete: quello più a destra è il monologo pronunciato da Edward Norton ne “La 25a ora” di Spike Lee, quello a sinistra è la mail speditami da un’attrice per farmi i complimenti per un articolo che avevo scritto su di lei.

Ed eccolo, quello che avete puntato fin dalla prima fotografia. La statuetta di un Gargoyle, di materiale imprecisato ma di sicuro non di plastica, acquistata presso il Learningsmith del Beverly Center di Los Angeles pochi giorni prima di Halloween nel 1995 (14,85 dollari). Era il mio primo soggiorno californiano, e da allora la statuetta è sempre stata sul porta-cd della mia scrivania, a fare buona guardia dei miei preziosi averi. E forse funziona davvero, perché l’unica volta in cui ci sono venuti i ladri in casa hanno messo sottosopra ogni stanza (per poi portare via un orologio e 50 euro in contanti) ma in camera mia non sono neanche entrati. O forse sono entrati, e il mio gargoyle se li è mangiati…

Concludo con una panoramica sui quadri appesi sopra al letto (che non vi mostro, perché un minimo di pudore ce l’ho ancora). A far da corollario alla mensola che contiene  tra le altre cose la raccolta di “Rat-Man” e quella di “America’s Best Comics“, si vedono nell’ordine una litografia di Vittorio Giardino con dedica, realizzata in Francia per celebrare i 30 anni della Glénat e poi utilizzata per la copertina del numero 17 di Ink; una stampa de “La Anunciación” di Luis Royo; una litografia con i protagonisti de “La Compagnia della Forca” di Magnus & Romanini; la riproduzione della copertina più bella della storia del fumetto mondiale, quella del numero 4 di “Excalibur“, disegnata da Alan Davis; una litografia autografata  e numerata di Milo Manara; la locandina di “M, il mostro di Düsseldorf” di Frizt Lang così com’è stata pubblicata da FilmTv un paio d’anni fa; Clint che guarda il cast di “C’era una volta il west” e Sergio Leone, un disegno originale di Massimiliano Frezzato fatto a Cartoomics 2000 e infine la stampa di una tavola di Herman firmata dall’autore. Le mani insanguinate che si vedono in alto sono quelle del “Corvo” di James O’Barr.

A questo punto devo passare la mano, e non posso esimermi dall’insistere con Sandro il disneyano e cambiare genere e gender lanciando la palla a Sara.

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Categorie: Myself | Lascia un commento

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