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Echi perduti

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“Credo che tu sia un dannato pezzo di merda di cane, un pezzo di merda fibrosa e sbiancata dal sole, esposta al vento su una collinetta infestata dalle formiche. E penso anche che tu voglia che le cose e le persone intorno a te siano a loro volta morte e smunte. Non sopporti il fatto che Harry abbia dei progetti e delle speranze e che possa smettere di bere. Perché, se così fosse, che ruolo ti resterebbe? Chiunque non sia cresciuto insieme a te non ti concederebbe neanche quindici minuti in una latrina all’aria aperta, a meno che non vi fosse scoppiato un incendio e tu non fossi legato alla tazza del cesso.
“Sei il peggior stramaledetto sfigato che sia mai esistito dal giorno in cui gli sfigati sono stati inventati, e sei come una fottutissima malattia. Diffondi i tuoi germi da sfigato, da stronzo di cane secco e sbiancato, ovunque tu vada, nella speranza di trascinare tutti gli altri nella fogna insieme a te, razza di un tronfio pezzo di merda di cane che se ne va in giro a ingurgitare piscio e cacca con un’andatura semiumana. Penso di essermi tolto un peso dallo stomaco. Ma ho un’ultima cosa da dirti. In realtà, è una domanda. La bistecca la vuoi da asporto, faccia di culo di puzzola che non sei altro?”

Joey fece per aprire la bocca.

“Ah, un’ultima cosa. Se alzi la voce e ti metti a imprecare contro di me, o ti comporti in maniera maleducata, ti sveglierai con un fottutissimo tubo su per il naso e con un altro infilato nell’uccello. Penserai di essere un astronauta, con tutti quei tubi che ti spuntano dal corpo. Ti picchierò e ti percuoterò e ti sbatacchierò e ti pesterò e ti prenderò a calci e farò più o meno qualunque cosa mi venga in mente, fino a menarti con una di queste sedie e magari con alcuni degli avventori. Per cui, non dire nulla. Non una dannatissima parola, anche se fosse in greco.”

Joey chiuse il menu, sgattaiolò fuori dal séparé e si allontanò svelto in direzione della porta.

Joe R. Lansdale – “Echi perduti” (Fanucci, 2006).

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