Calcio

Ramon el mestizo


Ramon Flores è la grande promessa del calcio argentino di metà anni Ottanta. Figlio di Franz Kindberg, un grande calciatore austriaco con la passione per Liszt, e di Anita Flores, un’india ballerina di tango, Ramon è un mestizo, il peggior mezzosangue possibile. Ha gli occhi azzurri e dei folti riccioli biondi, ma anche la carnagione scura tipica delle popolazioni amerinde. Continua a leggere

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Filippo


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Bravo Marcello, bravo…


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Il bollettino della vittoria


Comando Supremo, 22 maggio 2010, ore 23

La guerra contro l’Europa che, sotto l’alta guida di S.M. Massimo Moratti, duca supremo, l’Esercito Nerazzurro, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 16 settembre 2009 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 8 mesi, è vinta. Continua a leggere

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Grazie


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Primo titulo!


Senz’altre parole.

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La canzone del Nou Camp


Barcellona mormorava calma e placida al passaggio
dei primi fanti qualche giorno pria di maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far in dieci contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella giornata i fanti,
anche perdere, ma bisognava andare avanti.
S’udiva intanto dalle voci dei nemici
minacce e promesse d’ore infelici.
Ma era un presagio dolce e lusinghiero.
Mourinho mormorò: “Non passa lo straniero!”

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Andiamo a Madrid a prenderci la Coppa!


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3-1 al Barça!


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E’ grande Inter!


«Oggi a Stamford Bridge si è vista una sola squadra, l’Inter.»

Arrigo Sacchi

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Il calciatore che tutti i tifosi vorrebbero in squadra


Un momento di una partita delle Sunday LeagueSunday League” è un’espressione usata in Gran Bretagna per indicare i campionati di calcio super-dilettantistico le cui partite si disputano la domenica mattina nei parchi pubblici o in quei campetti che si pagano un tanto all’ora per giocarci con gli amici. Il fatto che a questi campionati partecipino per la maggior parte “pub team” – ossia quelle squadre sponsorizzate dai pub e di cui fanno parte gli avventori abituali dei locali – dà un’idea non solo del livello del gioco, ma anche dello stato di forma in cui si trovano molti dei giocatori che scendono in campo. Continua a leggere

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Tre obiettivi su tre


L'attaccante cileno Claudio Pizarro esulta: la sua doppietta significa Ottavi di Coppa UEFA per il Werder Brema ed eliminazione per il Milan

L'attaccante cileno Claudio Pizarro esulta: la sua doppietta significa Ottavi di Coppa UEFA per il Werder Brema ed eliminazione per il Milan.

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Ai confini della realtà


C’è una quinta dimensione, oltre a quelle che l’uomo già conosce. È senza limiti come l’infinito, e senza tempo come l’eternità: è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà.

Luciano Moggi al telefono, ça va sans dire...L’8 gennaio 2009 vengono ufficializzate le sentenze del Processo alla GEA. Luciano Moggi viene condannato al un anno e mezzo di prigione, il figlio Alessandro a un anno e due mesi. Entrame le sentenze vengono sospese perché essendo passati più di due anni dai fatti scatta l’indulto automatico. Il commento di Lucianone: «Una vergogna!».

Il giorno dopo Tuttosport titola «E ora riparliamone», mentre il presidente della Juventus Cobolli Gigli dichiara «Se in futuro constateremo che ci saranno altre assoluzioni o sentenze miti, allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti».

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Argentina-Cameroun


Il biglietto per la partita inaugurale dei Mondiali di Calcio di Italia '90

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A little boy and his birthday present


Un bambino riceve 10 sterline come regalo di compleanno. Corre subito fuori di casa e si precipita al negozio di articoli sportivi in fondo alla strada per comprare il nuovo pallone che ha tanto desiderato.
Entra nel locale, prende in mano un bellissimo pallone bianco con un stemma colorato che rappresenta due martelli incrociati davanti a quello che pare un castello,e lo porta al proprietario del negozio mostrandogli i suoi soldi.
– Mi spiace, bimbo. Questo pallone costa 20 sterline, e tu ne hai solamente 10…
Il bambino ci rimane molto male ed esce dal negozio quasi in lacrime. Camminando per strada, però, ha un’idea e torna di filato dal negoziante.
– Signore, senta, facciamo un gioco: lei mi benda e mi mette in mano i palloni di tutte le squadre di calcio che ha in negozio. Se riesco a indovinare di quale squadra sono i palloni, mi vende il mio pallone per 10 sterline?
Il negoziante ci pensa su un po’ e decide di accettare, più per gentilezza nei confronti del ragazzino che non per convinzione. Mette un fazzoletto sugli occhi del bambino e poi gli dà un pallone dell’Arsenal.
– Uhm… sento come dei colpi di cannone… è un pallone dell’Arsenal, vero?
Stupito, il negoziante prende un pallone del Millwall e lo mette in mano al bambino.
– Oh, questo è facile… non sente i ruggiti del leone? E’ un pallone del Millwall!
Incredulo, il negoziante si guarda intorno e poi prende un altro pallone.
– Indovina questo, e il tuo pallone te lo regalo.
Il bambino prende il nuovo pallone, ma gli scivola di mano e cade a terra rimbalzando nell’angolo più lontano del negozio.
– Ah, ma quello è un pallone del Tottenham!
– Ma… ma come diavolo hai fatto?
– Beh, è facile: è là in fondo alla classifica, lontanissimo da tutti gli altri!

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L’interista


I giocatori dell'Inter festeggiano la conquista della Supercoppa 2008

Hinn robb de ciod, hinn robb de casciavid:
gh’hann no vergogna de robà i partid?
Sti goeubb, sti sciabalent, sti stortignaccol…
‘Na squadra? No: putost, cort di miracol! Continua a leggere

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¡¡¡Viva España!!!


Iker Casillas para il rigore di De Rossi e lancia i suoi verso la semifinale europea
Cesc Fabregas esulta dopo il rigore vincente
La festa spagnola dopo il rigore vincente di Fabregas

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E 16!!!


Perché Ibrahimovic è un grande zingaro
Perché Zanetti gioca 38 partite, di cui almeno 37 da mattatore assoluto
Perché a Cambiasso nessuno dirà che è lui il migliore
Perché Julio Cesar para spesso e volentieri
Perché con gli orli non si vincono i campionati, ma chiudendo gli arbitri negli spogliatoi sì
Perché Stankovic ha giocato bene 13 minuti e 22 secondi in un campionato
Perché una storia centenaria va onorata
Perché Balotelli magari non è più forte di Pato, ma calcia punizioni, angoli, torna, va a prendersi il pallone a centrocampo, è freddo, non perde mai la biglia
Perché è il terzo scudetto consecutivo
Perché si batte la Roma e la Fiorentina in casa loro
Perché quest’anno c’erano anche il Napoli e la Juve. E anche il Genoa.
Perché chi unge gli ingranaggi se lo merita, sperando che resista e non si metta ancora le mani in tasca
Perché Chivu ha giocato dappertutto, con una spalla che esce dalla sua sede con un alito di vento
Perché all’Internazionale si vince così, ed il grido di San Siro è quello degli stessi sorci che ricordano con orgoglio Kiev, il 5 maggio, il 16 maggio, i derby di UCL ed i 17 anni senza scudetto.

C A M P I O N I D’ I T A L I A !

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Con un cognome così, è normale essere fenomeni


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Nel fango del dio pallone


Fu in quel periodo che cominciai a prendere confidenza con le partite combinate. Non c’era niente di strano: quando a tutte e due le squadre, per ragioni di classifica, conveniva il pareggio sicuro, cioè un punto, piuttosto che rischiare lo zero punti della sconfitta, ci si metteva d’accordo in varie maniere. O prima della partita, fra gli allenatori, oppure direttamente in campo, durante la partita, fra noi giocatori. In pratica imparai la prima delle cose che nel calcio si facevano – che tutte le squadre, più o meno spesso, facevano – ma che non si dovevano dire, che dovevano restare un segreto: i pareggi combinati.
A volte capitava qualche imprevisto, come successe durante l’incontro Padova-Genoa. Nello spogliatoio, poco prima di andare in campo, Ghezzi ci disse: “Ho parlato con Rosa [allenatore del Padova, n.d.r.] e ci siamo messi d’accordo per il pareggio. E’ chiaro a tutti?”. Ci andava bene: un punto sicuro in trasferta era il massimo che potevamo sperare, dato il momento difficile della squadra. Ma in campo mezzo Padova si impegnò per vincere, e ci riuscì: il loro allenatore, infatti, aveva informato dell’accordo-pareggio solo alcuni dei suoi giocatori, e tutti gli altri avevano giocato per la vittoria. Nel dopo-partita Ghezzi era fuori dai gangheri: voleva prendere Rosa a cazzotti, noi giocatori, per impedirglielo, fummo costretti a tenerlo chiuso nello spogliatoio finché non si calmò.

Carlo Petrini, “Nel fango del dio pallone” (Kaos Edizioni, 2000).

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