Cinema

Cose d’altri tempi


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Top e flop del 2009


Un mese dopo la fine dell’anno, ho finalmente deciso che è arrivato anche per me il momento di fare una classifica dei migliori e peggiori film del 2009, tra i 218 che ho visto nel corso dell’anno. Vi dico subito che mancherà Up, perché ancora non l’ho visto, e inserisco in classifica i film che ho visto nel corso dell’anno e che magari non sono ancora usciti nelle nostre sale o che erano usciti nel 2008. Faccio poi anche altre due classifiche coi migliori cinque recuperi di film degli anni scorsi che non avevo ancora visto e le peggiori cinque porcherie che ho deciso di vedere dopo anni dalla loro uscita. Se siete d’accordo bene, se non siete d’accordo peste vi colga.

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Baldracche e civiltà


Clint Eastwood, con l’aiuto di Lee Marvin e sotto l’occhio vigile di Jean Seberg, ci spiega nel dettaglio come far prosperare la civiltà moderna.
Dal film western musicale La ballata della città senza nome (1969)

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Bad movies I want to see


The Unborn

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Cool movies I want to see


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Due ragazze, un bicchiere


2 girl 1 cup” è il nomignolo con cui è conosciuto dal popolo di internet il trailer del film pornografico “Hungry Bitches” prodotto dalla brasiliana MFX Media.
Diretto dal regista di San Paolo Marco Fiorito Villanova, “2 girl 1 cup” non è il tipico porno che potete trovare nascosto in fondo al cassetto dello studio di vostro padre. E’ una pellicola sulla coprofagia, ed è una pellicola talmente disgustosa che la persona responsabile della sua distribuzione nei sexy-shop statunitensi è stata condannata a tre anni di galera e al pagamento di una multa di quasi 100.000 dollari. A quanto pare, nel trailer che è girato e ancora oggi gira su internet, si vedono le due ragazze del titolo  riempire un bicchiere con qualcosa che non è esattamente cioccolato svizzero e poi mangiarne il contenuto. Continua a leggere

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Vattene pure!


Era il titolo con cui il Guerin Sportivo salutava la cessione di Ian Rush dalla Juventus al Liverpool nell’agosto del 1988. E’ giusto utilizzarlo nuovamente per salutare la fine del mandato di Marco Müller come Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e far sapere al mondo che sarebbe molto meglio non ritrovarselo ancora seduto nella stessa poltrona l’anno prossimo.

E’ vero che in quattro anni Müller ha corretto molti dei problemi organizzativi del biennio di De Hadeln, ma la qualità dei film presentati è sempre stata mediamente bassa, l’attenzione dei selezionatori nei confronti del cinema orientale è stata eccessiva e i palmares hanno dimostrato tutta l’influenza che il direttore ha imposto sul lavoro delle giurie, finendo per non premiare mai le pellicole migliori del concorso. E se può anche andare il Leone d’Oro a “Vera Drake” nel 2004 (pur in una competizione che vedeva anche “Mare dentro“, “Il castello errante di Howl” e “Ferro 3“), gridano allo scandalo la vittoria di “Brokeback Mountain” su “Good Night and Good Luck.“, di quella porcata di “Still Life” sul capolavoro “Nuovomondo” e ora del mediocre “Lussuria” su film come “Io non sono qui“, “In the Valley of Elah” e “12” (e anche “La graine et le mulet“, a quanto mi dicono).
Il fatto che un regista medio come Ang Lee porti a casa due Leoni d’Oro in tre anni e lo sconosciuto Zhang-ke vinca due premi in due anni la dice lunga su quanto sia stato stretto il giogo imposto da Muller alle giurie. Non è un caso che l’annuncio della vittoria di “Lussuria” sia stato accolto in sala stampa da una fragorosa salva di fischi. Così come lo è stato quello della Coppa Volpi a Brad Pitt, che fa il paio con quella di Ben Affleck dell’anno passato.
Venga chi vuole, a Venezia, e vada dove vuole, Müller, basta che l’anno prossimo stia lontano dal Lido.

E ora il mio personalissimo cartellino lidense, in ordine cronologico, anche se quest’anno ho visto appena 30 film in 12 giorni di Festival. Rispetto agli anni scorsi non c’è dubbio che io sia riuscito ad evitare le porcate più cupe, ma è anche vero che non mi porto a casa neanche un filmone che spezza il cuore.

Per un pugno di dollari” di Sergio Leone – nc.
Atonement – Espiazione” di Joe Wright – 6,5.
Kantoku Bazai!” di Takeshi Kitano – 3.
Se, jie – Lussuria” di Ang Lee – 6,5.
Sleuthdi Kenneth Branagh – 6,5.
Michael Clayton” di Tony Gilroy – 6-.
Redacteddi Brian De Palma – 4.
Nessuna qualità agli eroi” di Paolo Franchi – 2.
In the Valley of Elah” di Paul Haggis – 7.
Blade Runner: The Final Cut” di Rydley Scott – nc.
It’s a Free World” di Ken Loach – 6.
Cassandra’s Dream” di Woody Allen – 5.
The Assassination if Jesse James” di Andrew Dominik – 5.
Hotel Chevalier” (cm) di Wes Anderson – 7.
The Darjeeling Limited” di Wes Anderson – 5,5.
La zona” di Rodrigo Plà – 7.
La ragazza del lago” di Andrea Molaioli – 5+.
I’m Not There – Io non sono qui” di Todd Haynes – 7.
Lou Reed’s BERLIN” di Julian Schnabel – 6.
Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati – 5.
The Nines” di John August – 4,5.
Nightmare Before Christmas 3-D” di Henry Selick – nc.
Mad Detective” di Johnnie To – 5,5.
Nightwatchingdi Peter Greenaway – 7-.
Man from Plains” di Jonathan Demme – 7.
Putiferio va alla guerra” di Roberto Gavioli – nc.
12” di Nikita Mikhalkov – 7.
Heya fawda (Chaos)” di Youssef Chahine – 4.
Non pensarci” di Gianni Zanasi – 7,5.
Blood Brothers” di Alexi Tan – 4,5.

Le donne del Lido – 11.

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Il gobbo


Qualche anno dopo il povero Quasimodo, il gobbo è finalmente riuscito ad integrarsi nella vita quotidiana e farsi accettare nell’ambito sociale. Al giorno d’oggi il gobbo ha spesso un lavoro, di solito non semplicissimo ma quasi sempre di responsabilità, e in genere è una figura talmente popolare che molti si rivolgono a lui quando hanno bisogno di un aiuto.
Il filmato qui sotto ci spiega meglio come si può avere a che fare con il gobbo senza urtarne la suscettibilità e apprezzandone le capacità.

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La prima versione di “Shadows”


Ombre – Shadows” è il primo film diretto da John Cassavetes, uno dei più importanti registi della storia del cinema, l’uomo che praticamente ha inventato il cinema indipendente.

Attore televisivo e cinematografico di buon successo, nel 1959 realizzò un “saggio collettivo di recitazione e regia” totalmente improvvisato. Il film costò un totale di 40.000 $ e fu girato da attori e tecnici non professionisti con apparecchiature 16mm prese in prestito. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, “Ombre” ebbe un enorme successo di critica come di pubblico. La realtà, però, è che la versione del film presentata al Lido e giunta fino a noi è la seconda che Cassavetes ha girato, non contento della prima.

La prima versione del film fu girata nel mese di Febbraio e nei primi giorni di Marzo 1957. Dopo un anno e mezzo in sala montaggio, il film fu proiettato nel novembre 1958 al Paris Theater di New York. Il film durava poco più di un’ora, e ne fu stampata una singola copia in 16mm perché Cassavetes non poteva permettersene altre. In ogni caso, la reazione del pubblico in sala fu così insoddisfacente che Cassavetes decise di rigirare il film e rimontarlo, costruendo nuove scene e cambiando radicalmente la trama.
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Transformers: How Things Really Worked (according to Michael Bay)


Il film è finito.
Accidenti, è stata dura, ma devo ammettere che è stato anche molto divertente. Gli attori più complicati con cui ho mai lavorato, a parte Bruce Willis, sono stati Optimus Prime e Bumblebee. Hanno richiesto ogni singolo giorno della mia vita per un anno intero. Ma alla fine del lavoro ne è valsa la pena. Ho appena fatto 36.000 miglia intorno al mondo (in due settimane) e ho avuto una première eccezionale al Taormina Film Festival, in un teatro greco costruito molto prima della nascita di Cristo. Mi piace vedere la reazione che il film provoca su persone appartenenti a culture così diverse. Il film sta veramente facendo il giro del mondo. Sono così eccitato per il fatto che tra poco avrete tutti modo di vederlo. Grazie a tutti voi che avete supportato me e il film.
Ma per mettere i puntini sulle “i”, il budget iniziale del film era di 145 milioni di dollari, ed è poi salito fino a 150 e qualcosina, che è più o meno la metà di quanto sono costati gli altri blockbuster di quest’estate – e ne sono fiero. Vedo che molta gente in giro per il web non credono a queste cifre, ma se volete sono pronto a scommettere 10.000 dollari sull’unghia che il film è davvero costato questa cifra.
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Cannes e dintorni


E’ finita ieri la rassegna che ha presentato a Milano (ma anche a Roma) alcuni dei film presentati nelle varie sezioni dell’ultimo Festival di Cannes, la prima che riesco a seguire decentemente da tre anni a questa parte. E prima o poi mi riuscirà anche di andare al Festival di Cannes quello vero…
Comunque, ne approfitto per rendere pubblico il mio personalissimo cartellino, mettendo in fila i film dal migliore al peggiore, tra sorprese e delusioni, amici e nemici, belle tipe che non la danno e sedicenni che la darebbero ma non voglio finire in galera…

Le scaphandre et le papillon“, dramma di Julian Schnabel: 9.
Un capolavoro, tratto dalla vera storia dell’ex caporedattore di ‘Elle’ e premiato come miglior regia. Può ricordare il bellissimo “Mare dentro” di Amenabar ma assomiglia forse più a “E Johnny prese il fucile” di Dalton Trumbo, con il protagonista paralizzato a letto. Questo riesce comunque ad essere ancor più emozionante. Ed è girato davvero bene, confermando il talento visivo di Schnabel (che di mestiere fa il pittore). Uscirà distribuito da Bim. Continua a leggere

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Grindhouse: A prova di morte


ABBIE
Mi ero innamorata di Cecil.
KIM
Innamorata, per favore! Sul set sembravi sua moglie!
ABBIE
Ero e fui sono le parole giuste.
KIM
Ci siete ancora in mezzo, stronzetta, e lo sai benissimo.
ABBIE
Ah sì? E se è così innamorato di me, perché si è scopato la controfigura di Daryl Hannah?
KIM
Perché è un uomo?
ABBIE
Oh, gli uomini sono delle bestie… Divertente, molto divertente!
KIM
Devi superare queste stronzate, sono passate due settimane.
ABBIE
Oh, non vi ho raccontato la parte migliore: l’ha scopata il giorno del mio compleanno.
ZOE
Ma lui lo sapeva che era il tuo compleanno? E’ il regista, sarà pieno di impegni…
ABBIE
Vediamo… Ha mangiato una fetta della mia torta di compleanno e mi ha fatto un regalo. Sì, penso che lo sapesse.
ZOE
Cosa ti ha regalato?
ABBIE
Mi ha fatto una cassetta.
LEE
Non ti ha masterizzato un CD: ti ha fatto una cassetta…!
ABBIE
Sì, e so cosa stai per dire, per cui non farlo.
KIM
A me sembra una cosa romantica.
ABBIE
Sentite, lo so che a voi piace: è adorabile. Ma ha scopato con un’altra il giorno del mio compleanno, com’è possibile che non siate dalla mia parte?
ZOE
Ma voi due scopavate?
KIM
Certo che no!
ABBIE
Pronto? Ti chiami Abernathy, tu?
KIM
Scusa.
ABBIE
La risposta alle tue domande è no, naturalmente no.
ZOE
Cosa vuol dire “no, naturalmente no”?
ABBIE
La ragione per cui Cecil non ha una ragazza da sei anni è perché le ragazze se lo vogliono scopare. E se scopi con Cecil non diventi la sua ragazza – non che io volessi diventarlo – ma se avessi voluto diventare la sua ragazza, se me lo fossi scopato non sarei diventata la sua ragazza. Sarei stata una delle tante storielle. E sto diventando vecchia per queste stronzate.
ZOE
Ma avete fatto qualcosa, almeno?
ABBIE
Zoe, no. Lui fa queste stronzate con troppe ragazze, io non voglio essere una delle tante.
ZOE
Ma gli hai lasciato fare qualcosa?
ABBIE
Sì, gli ho permesso di farmi un massiaggio ai piedi e quando andiamo al cinema gli faccio tenere la mano sul mio ginocchio.
KIM
Senti, tu puoi anche comportarti come una di 12 anni, ma lui si comporta da uomo. Devi concedere qualcosa, a quel tipo.
ZOE
Fammi capire bene: non lo scopi, non glielo succhi, non gli dai la lingua. Invece la controfigura di Daryl Hannah lo fa…
KIM
Prima di avere un tipo devi meritartelo, e puoi incominciare facendo a quel bastardo una sega nel bagno del camper, martedì.
ABBIE
Non ho nessuna intenzione di fargliela.
KIM
Lo so. Ma sai chi gliela farà? La stronza che finirà a vivere nella sua mega villa.
LEE
Sapete, devo dire che non sono d’accordo con tutto quello che ha detto Kim. Però è vero che quando tiri troppo in lungo come hai fatto tu con Cecil, se all’improvviso gli fai qualche porcheria vanno fuori di testa.
ABBIE
Ok, possiamo smetterla di parlare della mia vita sessuale?
ZOE
In realtà stavamo parlando della vita sessuale di Cecil, perché tu non ne hai una…

Quentin Tarantino, “Grindhouse: A prova di morte” (2007). Continua a leggere

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Fuori dall’armadio


Sono appena tornato da Ravenna, dove sono stato impegnato come Presidente di Giuria nella sezione ‘Corto Cortissimo’ del riuscitissimo concorso “Corti da Sogni – Antonio Ricci“, e lo stress della manifestazione e del viaggio ha avuto la meglio su di me. Alla fine, dopo lunghe riflessioni, ho deciso che è venuto il momento di fare outing.

Dall’1 al 7 giugno, infatti, farò parte della giuria nella sezione cortometraggi del 21° Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture di Milano. Passerò i miei pomeriggi al Teatro Strehler di largo Greppi a guardare cortometraggi provenienti da tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dalla Norvegia al Marocco. Il livello dei corti di Ravenna era alto, speriamo che quello di Milano non sia da meno.

Oh, nel caso tu stia leggendo queste righe: mamma, non è che sono improvvisamente diventato omosessuale, eh?

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Amabili resti


Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.

Alice Sebold, “Amabili resti” (Edizioni e/o, 2002). Continua a leggere

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My Life in Pictures (1)


Scotty Pelk fa il commesso in una videoteca di Portland, è socialmente inetto ma ha una conoscenza enciclopedica di tutta la storia del cinema. Tanto che non è capace di noleggiare un film se pensa che il cliente stia sbagliando scelta, tanto da arrabbiarsi se i colleghi insistono nel mettere “La Cosa” di John Carpenter tra gli horror invece che nella fantascienza, tanto che alla fine lo licenziano per eccessivo sfrugugliamento di coglioni.
Scotty ha un sito internet, scottysfilmpage.com, che non ha però nessun visitatore nonostante tutti i suoi illuminanti saggi sul cinema. La vita la passa tra la ricerca di un’altra videoteca che lo assuma e una sega sparata pensando alla vicina di casa.
Un giorno Scotty incontra Niko, una ragazza piuttosto scatenata che gli insegna una cosa o due sulla vita e sull’amore. E mentre il Primo Grande Amore di Scotty si trasforma in ossessione, la sua vita inizia a cambiare profondamente…

Film Geek” è un film indipendente diretto nel 2005 da James Westby e interpretato da Melik Malkasian. Presentato e premiato in diversi piccoli Festival statunitensi, non ha mai avuto una distribuzione cinematografica vera e propria. E’ però uscito in dvd e si trova facilmente nei canali alternativi.

Il film non è stratosferico ma è divertente, soprattutto – ovviamente – se siete appassionati di cinema e avete quel nonsoché di geek dentro di voi.
Westby non sembra essere un gran regista, ma forse è colpa del budget ridicolo, e si fatica a immaginare Malkasian in un ruolo diverso da questo, eppure non si può non farsi prendere dal mondo che ci raccontano, nonostante sia chiaramente esagerato a più non posso.

Scotty è simpatico, anche se stupidotto (o forse lo è proprio per questo). Non è mai irritante ai nostri occhi, anzi è divertente sentirlo parlare di cinema, anche se è facile capire come possa irritare gli altri personaggi. Ci fa un po’ tenerezza per il modo in cui vive la propria vita, ma ne capiamo la passione e l’ingenuità, come ne capiamo la travolgente passione per Niko: una ragazza bellissima, al lato opposto dell’universo rispetto a lui e anche per questo per lui estremamente interessante. Una donna con la quale non avrebbe mai neanche mezza chance, in un mondo normale… Ma quello in cui vivono i film geek non è un mondo normale, e allora vien quasi da pensare che una storia tra Scotty e Niko potrebbe anche funzionare, potrebbe portare qualcosa di buono a entrambi… E vien quasi da pensare che la conoscenza che del cinema ha Scotty verrà prima o poi premiata… Ma “Film Geek” è una commedia, non un film di fantascienza, e a Scotty non resta altro che sedersi davanti al computer e scrivere un altro saggio, guardando sconsolato il contatore delle visite ancora fermo a zero…

Sì, insomma: Scotty Pelk sono io, solo un po’ meno sfigato e senza la vicina di casa figa.

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Chi siamo noi?


Noi semo quella razza che non sta tanto bene,
che di giorno sarta ‘fossi e la sera le cene;
e lo posso gridà forte, fino a diventà fioco,
noi semo quella razza che tromba tanto poco.

Noi semo quella razza che aì cinema s’intasa
pè vedè donne gnude e fassi seghe a casa,
eppure la natura c’insegna, sia su monti, sia a valle,
che si pò nascer bruchi pè diventà farfalle;
ecco, noi semo quella razza che l’è fra le più strane
che bruchi semo nati e bruchi si rimane.

Quella razza siamo noi, e l’è inutile fà finta,
cià trombato la miseria e siam rimasti incinta.

Carlo Monni: “Berlinguer ti voglio bene” (1977).
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La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo


“Conosci la legge di gravità, vero? Più una cosa è grande, più ha massa, e più esercita attrazione gravitazionale e attrae a sé piccole cose che le orbitano intorno all’infinito…”
“Sì…”
“Mia madre che muore… è il fulcro… tutto il resto le gira intorno all’infinito… sogno la scena, e inoltre… è la metà dei miei viaggi nel tempo. Ci vado di continuo. Se tu potessi trovarti lì e indugiare sopra la scena dell’incidente, cogliendone ogni dettaglio, la gente, le automobili, gli alberi, i mucchi di neve, se avessi abbastanza tempo per osservare davvero ogni cosa mi vedresti. Sono dentro le automobili, dietro i cespugli, sul ponte, sopra un albero. Ho visto la scena da ogni angolazione, partecipo persino ai soccorsi: ho chiamato l’aeroporto da una vicina stazione di servizio per far avere a mio padre il messaggio di precipitarsi in ospedale. Sono stato seduto nella sala d’attesa a guardare mio padre che entra a cercarmi. E’ terreo, sconvolto. Ho camminato lungo la banchina aspettano che il il mio piccolo sé comparisse, e ho avvolto in una coperto le spella di un bambino esile. Ho guardato il mio faccino incredulo e ho pensato… ho pensato…”
Adesso sto piangendo. Clare mi abbraccia e io piango senza far rumore sul suo seno coperto dal maglione di mohair.
“Cosa? Che cosa hai pensato, Henry?”
“Ho pensato: ‘Dovevo morire anch’io’.”

Audrey Niffenegger, “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” (Mondadori, 2003).

Secondo quanto scrive l’Hollywood Reporter, Eric Bana (“Munich“, “Hulk“) e Rachel McAdams (“Red Eye“, “My Name is Tanino“) saranno i protagonisti dell’adattamento cinematografico del romanzo di Audrey Niffenegger “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo“, pubblicato in Italia da Mondadori.

Il libro narra la storia d’amore tra Henry DeTamble e sua moglie Clare Abshire. Henry soffre di uno strano disordine genetico che è causa di involontari balzi nel tempo, la cui attività è paragonata a quella dell’epilessia o degli attacchi di panico. Henry non è in grado di controllare il momento del balzo, l’anno di destinazione né la durata della sua permanenza. In più, il suo corpo rimane dell’età che lui ha effettivamente vissuto, quella che ha nel momento in cui parte, non cambia in relazione all’età che avrebbe nell’anno in cui si ritrova di volta in volta.

Raccontato da entrambi i punti di vista, questo bel romanzo racconta le difficoltà della coppia nell’affrontare una situazione così particolare e nel vivere in maniera soddisfacente i giorni che riescono a passare insieme, a prescindere dall’età che i due hanno in quel momento. Henry e Clare, infatti, hanno ad ogni loro incontro una differenza di età diversa, e visto che i viaggi hanno destinazioni non ordinate cronologicamente la loro conoscenza reciproca non è mai allo stesso livello.

The Time Traveler’s Wife” sarà prodotto dalla New Line Pictures e sarà diretto dal tedesco Robert Schwentke, già regista del “Flightplan” con Jodie Foster. Le riprese dovrebbero iniziare in settembre, quando la McAdams avrà finito di girare “The Return” di Neil Burger. Eric Bana è invece il protagonista di “Lucky You” di Curtis Hanson, che uscirà negli Stati Uniti tra pochi giorni, e di “The Other Boleyn Girl“, che arriverà nelle sale statunitensi a Natale.

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Spider-Man 3


Mamma mia, non ci si crede da quanto è brutto!
E pensare che il secondo episodio è probabilmente il miglior film tratto da un fumetto mai realizzato… Come lo stesso team abbia potuto mettere insieme questa porcheria è qualcosa che va davvero al di là della mia comprensione.

Slegato, lento, ridicolo, vuoto. Ce le ha tutte, questo “Spider-Man 3“.

A partire dal brutto modo in cui viene inserita la figura di Gwen Stacy in una continuity che ne poteva benissimo fare a meno, per finire a come viene risolta la questione di Harry Osborn-Hobgoblin, la sceneggiatura prende sempre la decisione sbagliata nel portare avanti la storia. La regia di Sam Raimi non riesce ad essere brillante né nelle scene d’azione né in quelle di dialogo, e gli attori sembrano tutti piuttosto bolsi. Gli strabordanti effetti speciali, poi, sono davvero belli solo nell’animazione dell’uomo sabbia.

Tutto il resto, come diceva il Califfo, “è noia”.

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Quei bravi ragazzi


Cosa vuol dire essere un bravo ragazzo?
Essere un niente, ecco cosa vuol dire! Un grosso zero con un sorriso per tutti…

Kirk Douglas.

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300


Passano tre quarti d’ora prima che uno spartano alzi la mannaia, poi però se le danno di santa ragione. Ma dopo circa un’ora e mezza di film, il colpo di scena.

Seduto su un enorme trono dorato portato da un centinaio di schiavi, arriva il Re di Persia, il Dio degli Dei: Serse. Un cristone nero alto almeno due metri e un quarto, con piercing in ogni angolo della faccia ma anche più trucco di una battona di periferia. E’ un transessuale. Non un gay, e nemmeno un semplice travestito: proprio un trans, non ci sono storie. Assomiglia pure a RuPaul, ma senza parrucca.
Beh, RuPaul scende dalla scaletta del trono con la manina bene in alto come fanno i migliori stilisti del mondo e fronteggia Leonida, il re degli spartani, l’uomo che ha inventato i muscoli addominali. Comunque, come prima cosa RuPaul gli chiede di rendergli omaggio inginocchiandosi davanti a lui. E glielo chiede con la voce di Morpheus di “Matrix“! Risate a scena aperta.
Ma non è tutto. Ad un certo punto, nel corso di questa surreale conversazione, Leonida da le spalle al nemico e RuPaul gli si avvicina, mettendogli le mani sulle spalle e pronunciando l’immortale frase “Non è della mia frusta, che devi aver paura!”. Grasse risate.

Ma dico io, ma in quella scena lì han lasciato scrivere i dialoghi ai comici di “Zelig”? Ma si può? Mah… in che mani siamo…

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