Articoli con tag: fanucci

Unione di sangue


Come per molte altre persone che lavorano in proprio, anche le mie giornate sono lunghe e iniziano la mattina presto. Quindi, se qualcuno mi telefona nel cuore della notte, è meglio sia una questione di vita o di morte.
«Ciao Mercy» disse l’amabile voce di Stefan al mio orecchio. «Mi chiedevo se potessi farmi un favore.»
Stefan le questioni di vita le aveva finite da un pezzo, per cui non trovai alcuna ragione per essere gentile con lui. «Ho risposto al telefono alle…» guardai con la vista annebbiata i numeri rossi della sveglia poggiata sul comodino «tre del mattino.»
Va bene, non è esattamente ciò che dissi. Potrei aver pronunciato anche qualcuna di quelle parole che un meccanico usa quando bulloni e alternatori gli cadono sui piedi.
«Immagino tu possa chiedermi anche un secondo favore,» continuai «ma preferirei riagganciassi e mi chiamassi a un orario più civile.»
Rise. Forse pensò stessi cercando di fare la spiritosa. «Ho un lavoro da fare, e credo che i tuoi talenti sarebbero utilissimi per assicurare il successo dell’impresa.»
Le creature antiche, per lo meno secondo la mia personale esperienza, amano restare sul vago quando ti stanno chiedendo di fare qualcosa. Io sono una donna pratica, e sono convinta sia sempre meglio andare dritta al nocciolo della questione il più in fretta possibile.
«Ti serve un meccanico alle tre del mattino?»
«Sono un vampiro, Mercedes» disse con gentilezza. «Le tre del mattino sono ancora prima serata, per me. Ma non mi serve un meccanico, mi servi tu. Mi devi un favore.»

Patricia Briggs, Unione di SangueFanucci editore (2011)

Tradotto dal vostro affezionato Uomo Ragno di quartiere. Compratelo, che sennò pensano che io non sia abbastanza bravo!

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Costretta al silenzio


Amanda Horner aveva smesso di credere ai mostri all’età di sei anni, quando ancora sua madre controllava nell’armadio e guardava sotto al letto ogni notte. Ma a ventun anni, legata e martoriata, stesa nuda su un pavimento di cemento freddo come il ghiaccio, riprese a crederci.
Avvolta dall’oscurità, ascoltò il suo cuore martellare pesantemente. Non riusciva a smettere di tremare. Non poteva impedire ai suoi denti di battere. Ogni piccolo suono la faceva irrigidire nel timore che il mostro ritornasse.
All’inizio aveva sognato di poter fuggire o di riuscire a convincere il suo rapitore a lasciarla andare, ma Amanda sapeva essere realista, sapeva che non sarebbe finita bene. Non ci sarebbero state trattative, nessun salvataggio della polizia, nessuna sospensione dell’ultimo momento. Il mostro l’avrebbe uccisa. Non era più una questione di se, ma di quando. L’attesa era quasi terribile quanto la morte stessa.
Non sapeva dove si trovava, né da quanto tempo era lì. Aveva perso ogni cognizione del tempo e dello spazio. Tutto ciò che poteva dire era che il luogo in cui si trovava puzzava di carne marcia, e che ogni piccolo rumore rimbombava come in una grotta.
Gridare l’aveva fatta diventare rauca, cercare di liberarsi l’aveva resa esausta. Era avvilita dalle atrocità che le aveva inflitto. Una piccola parte di lei avrebbe voluto che questa terribile lotta per sopravvivere, semplicemente, finisse. Ma mio Dio, quanto voleva vivere…

Linda Castillo, Costretta al silenzio, Fanucci editore (2010).

Il primo romanzo tradotto dal vostro affezionato Uomo Ragno di quartiere.

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