I’m off to France


Taking on water,
Sailing a restless sea
From a memory,
A fantasy.
The wind carries
Into white water,
Far from the islands.
Don’t you know you’re
Never going to get to France.
Mary, Queen of Chance, will they find you?
Never going to get to France.
Could a new romance ever bind you?

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Benvenuti nel XXI Secolo


E così, la Sinistra ha perso le elezioni. Un’altra volta. Ma come diavolo è possibile? Be’, a dir la verità se lo chiedete a Bersani vi dirà che in realtà hanno vinto loro, ma se lo chiedete a un suo elettore che cosa vi risponderà? Perché hanno perso? Ci sono buone se non ottime possibilità che la risposta giri intorno al concetto che «la gente è stupida». “La gente”, beninteso, non comprende mai la persona cui avete posto la domanda. Questa è la ragione principale per cui la Sinistra ha perso. Non il fatto che la gente sia stupida, ma che «la gente è stupida». È questo implicito concetto di superiorità, comune agli elettori come anche agli esponenti della Sinistra (e non solo) italiana della Seconda Repubblica, che ha impedito loro di fare anche solo il minimo indispensabile per vincere. Continua a leggere

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Ramon el mestizo


Ramon Flores è la grande promessa del calcio argentino di metà anni Ottanta. Figlio di Franz Kindberg, un grande calciatore austriaco con la passione per Liszt, e di Anita Flores, un’india ballerina di tango, Ramon è un mestizo, il peggior mezzosangue possibile. Ha gli occhi azzurri e dei folti riccioli biondi, ma anche la carnagione scura tipica delle popolazioni amerinde. Continua a leggere

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Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF


«Non credo che le autorità sappiano davvero com’è fatto un hooligan. O cosa pensa, o come agisce. Pensano che l’hooligan sia semplicemente qualcuno che cammina per la strada coi capelli rasati a zero, un paio di Dr. Marten’s ai piedi, un paio di braccialetti ai polsi… con una lattina di birra in mano, pronto a tirar mattoni. Ma non è per nulla così.»
Comincia con queste parole un documentario intitolato semplicemente Hooligan, diretto da Ian Stuttard nel 1985. Di parole, sul fenomeno degli hooligan, ne erano state spese molte – e molte ancora furono spese in seguito – ma questo di Stuttard è forse il documento più accurato ed esplicativo mai registrato. Senza dubbio il più importante. Stuttard ha avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con i membri della tifoseria organizzata più violenta del West Ham, seguendone le trasferte e riprendendone gli scontri, raccogliendone le impressioni e raccontandone le speranze, riuscendo a studiarne i comportamenti e capirne i ragionamenti. Nel suo film, così come nei libri dell’ex hooligan Cass Pennant, ci viene proposto un ritratto preciso dell’hooligan claret-and-blue, un ritratto per nulla esaltante e (a differenza che nei libri di Pennant) per nulla esaltato. Continua a leggere

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Filippo


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Le gioie dell’essere genitore


In onore di tutti i padri e tutte le madri che si sentono orgogliosi dei propri figli, ma anche di tutti i fratelli e le sorelle maggiori che si sentono orgogliosi dei propri fratellini – e senza una vera ragione che mi porta a scrivere questo post se non il fancazzismo che mi ha travolto in questi ultimi giorni – ecco una bella collezione di foto dei bimbi più belli del mondo. 25 foto scelte con cura dal meglio del panorama internettaro mondiale.

Perché è proprio vero che «ogni scarrafone è bell’ a mamm’ soja», anche se non è per nulla detto che il resto del mondo sia d’accordo. Ma in fondo, chi non è d’accordo peste lo colga!

A ricordarcelo ci pensa il simpatico ed educato bimbo hooligano ritratto qui a fianco… Continua a leggere

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Unione di sangue


Come per molte altre persone che lavorano in proprio, anche le mie giornate sono lunghe e iniziano la mattina presto. Quindi, se qualcuno mi telefona nel cuore della notte, è meglio sia una questione di vita o di morte.
«Ciao Mercy» disse l’amabile voce di Stefan al mio orecchio. «Mi chiedevo se potessi farmi un favore.»
Stefan le questioni di vita le aveva finite da un pezzo, per cui non trovai alcuna ragione per essere gentile con lui. «Ho risposto al telefono alle…» guardai con la vista annebbiata i numeri rossi della sveglia poggiata sul comodino «tre del mattino.»
Va bene, non è esattamente ciò che dissi. Potrei aver pronunciato anche qualcuna di quelle parole che un meccanico usa quando bulloni e alternatori gli cadono sui piedi.
«Immagino tu possa chiedermi anche un secondo favore,» continuai «ma preferirei riagganciassi e mi chiamassi a un orario più civile.»
Rise. Forse pensò stessi cercando di fare la spiritosa. «Ho un lavoro da fare, e credo che i tuoi talenti sarebbero utilissimi per assicurare il successo dell’impresa.»
Le creature antiche, per lo meno secondo la mia personale esperienza, amano restare sul vago quando ti stanno chiedendo di fare qualcosa. Io sono una donna pratica, e sono convinta sia sempre meglio andare dritta al nocciolo della questione il più in fretta possibile.
«Ti serve un meccanico alle tre del mattino?»
«Sono un vampiro, Mercedes» disse con gentilezza. «Le tre del mattino sono ancora prima serata, per me. Ma non mi serve un meccanico, mi servi tu. Mi devi un favore.»

Patricia Briggs, Unione di SangueFanucci editore (2011)

Tradotto dal vostro affezionato Uomo Ragno di quartiere. Compratelo, che sennò pensano che io non sia abbastanza bravo!

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Lo spot più bello del mondo


Grazie a Roberto Recchioni, che l’ha segnalato sul suo blog.

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CineFile e il mondo della televisione


Non si può negare come, in questi ultimi anni, la qualità delle produzioni televisive seriali sia notevolente aumentata, così com’è aumentato l’interesse del pubblico nei loro confronti. Così, ho deciso che è giunto il momento che anche CineFile si dedichi al mondo della Tv.

Non si poteva proprio più aspettare, era diventato impossibile continuare a ignorare certi prodotti televisivi e l’interesse che hanno suscitato nel pubblico di tutto il mondo. Ma parlare di televisione su CineFile non mi sembrava giusto. Innanzi tutto perché l’idea costrastava con l’anima del sito, e poi perchè sarebbe stato troppo complicato trovare il giusto spazio su queste pagine da dedicare alle serie televisive. La soluzione più ovvia era dividere CineFile in canali tematici.

Ho iniziato intorno a Natale spostando il Diario di un giovane critico al nuovo indirizzo, così da testare le funzionalità del software mentre preparavo la veste grafica del nuovo sito, completamente diversa da quella di CineFile e del Diario anche e soprattutto per l’impostazione di base. Ora è finalmente arrivato il momento di presentarvelo, il nuovo sito, e di iniziare a dare alle serie televisive lo spazio che meritano.

E’ vero che di siti dedicati al mondo della televisione ce ne sono a dozzine, di ogni genere e grado e in ogni lingua possibile e immaginabile, ma pensiamo di poter offrire qualcosa di diverso, di particolare, sempre con la professionalità e l’attenzione che mettiamo in ogni nostro lavoro. Speriamo che il risultato vi piaccia e vi interessi, speriamo vi stimoli a vedere serie che non avete mai visto e a discutere con noi di quelle che invece seguite regolarmente. Abbiamo deciso di partire con pochi articoli, per darvi modo di leggerli e cominciare a capire cos’abbiamo in mente, poi da lunedì inizieremo a proporvi aggiornamenti regolari.

Io ci crediamo molto, tanto da decidere di dare al nuovo sito un nome davvero spiazzante. Un nome che non ha nulla a che fare con il mondo della televisione, ma che siamo sicuri rimarrà impresso nella vostra memoria. Un nome che farà anche ridere quelli in grado di capire il riferimento. Quindi, vi invito a fare un salto nel nuovo canale di CineFile dedicato al mondo della televisione seriale: muntari.

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Mi chiamo Samuel


«Ma tu perché sei nero?»
Il bambino è carino e mi chiede questo, proprio questo. Sto registrando un programma televisivo per i ragazzi e lui è tra il pubblico, a pochi centimetri da me. Forse sono un suo eroe. Mi ha detto che è tifoso dell’Inter. Sicuramente mi vuole bene. Mi guarda e aspetta una risposta.
«Ma tu perché sei nero?»

Il problema è che non so cosa rispondere. Quella domanda mi spiazza. «Sono nero come tu sei bianco. Perché i miei genitori sono neri e io sono nato da loro. Un giorno magari nella tua famiglia ci sarà qualcuno come me. Comunque sia, il mondo è soltanto uno.»
Questo avrei dovuto dirgli, invece ho fatto un sorriso un po’ ebete, spiazzato, come molti portieri di fronte a un mio tiro. Il razzismo per me è solo ignoranza. Nel senso vero della parola.
Mi ricordo molti anni fa che in qualche piccolo villaggio della Spagna, dove non c’era stata immigrazione, i bambini si avvicinavano e ti sfioravano la pelle. Incuriositi e al tempo stesso impauriti da qualcosa che non conoscevano. Sarà stato il sole? O il fuoco? Ti sei abbronzato troppo…?
Per questo è importante spiegare, conoscere, viaggiare. Grazie al calcio non ho avuto solo la fortuna di diventare ricco e famoso, ma soprattutto quella di girare il mondo e imparare lingue che prima non conoscevo. Oggi parlo doualese (le persone del resto del Camerun non capiscono una parola…), camerunese, francese e spagnolo. In italiano e pure in inglese mi difendo. Quando smetterò di giocare potrei aprire un’agenzia di traduzioni… Grazie al calcio ho avuto gioie pazzesche. Però ho sentito pure un sacco di “buuu” che non avevano proprio senso.
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Cose d’altri tempi


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Costretta al silenzio


Amanda Horner aveva smesso di credere ai mostri all’età di sei anni, quando ancora sua madre controllava nell’armadio e guardava sotto al letto ogni notte. Ma a ventun anni, legata e martoriata, stesa nuda su un pavimento di cemento freddo come il ghiaccio, riprese a crederci.
Avvolta dall’oscurità, ascoltò il suo cuore martellare pesantemente. Non riusciva a smettere di tremare. Non poteva impedire ai suoi denti di battere. Ogni piccolo suono la faceva irrigidire nel timore che il mostro ritornasse.
All’inizio aveva sognato di poter fuggire o di riuscire a convincere il suo rapitore a lasciarla andare, ma Amanda sapeva essere realista, sapeva che non sarebbe finita bene. Non ci sarebbero state trattative, nessun salvataggio della polizia, nessuna sospensione dell’ultimo momento. Il mostro l’avrebbe uccisa. Non era più una questione di se, ma di quando. L’attesa era quasi terribile quanto la morte stessa.
Non sapeva dove si trovava, né da quanto tempo era lì. Aveva perso ogni cognizione del tempo e dello spazio. Tutto ciò che poteva dire era che il luogo in cui si trovava puzzava di carne marcia, e che ogni piccolo rumore rimbombava come in una grotta.
Gridare l’aveva fatta diventare rauca, cercare di liberarsi l’aveva resa esausta. Era avvilita dalle atrocità che le aveva inflitto. Una piccola parte di lei avrebbe voluto che questa terribile lotta per sopravvivere, semplicemente, finisse. Ma mio Dio, quanto voleva vivere…

Linda Castillo, Costretta al silenzio, Fanucci editore (2010).

Il primo romanzo tradotto dal vostro affezionato Uomo Ragno di quartiere.

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Bravo Marcello, bravo…


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Il bollettino della vittoria


Comando Supremo, 22 maggio 2010, ore 23

La guerra contro l’Europa che, sotto l’alta guida di S.M. Massimo Moratti, duca supremo, l’Esercito Nerazzurro, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 16 settembre 2009 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 8 mesi, è vinta. Continua a leggere

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Grazie


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Primo titulo!


Senz’altre parole.

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La canzone del Nou Camp


Barcellona mormorava calma e placida al passaggio
dei primi fanti qualche giorno pria di maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far in dieci contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella giornata i fanti,
anche perdere, ma bisognava andare avanti.
S’udiva intanto dalle voci dei nemici
minacce e promesse d’ore infelici.
Ma era un presagio dolce e lusinghiero.
Mourinho mormorò: “Non passa lo straniero!”

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Andiamo a Madrid a prenderci la Coppa!


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3-1 al Barça!


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E’ grande Inter!


«Oggi a Stamford Bridge si è vista una sola squadra, l’Inter.»

Arrigo Sacchi

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